Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

lunedì 21 aprile 2014

Dark City - Alex Proyas (film fantastico)

Il film presentato questa volta su Cinema e film è Dark City, film del 1998 girato da Alex Proyas, regista veramente poco prolifico, ma con al suo attivo alcuni film piuttosto noti come Il corvo o Io, robot.

Dark City segue di quattro anni il successo internazionale avuto con Il corvo, e propone gli stessi toni cupi e scuri, per quanto con una sceneggiatura e un genere filmico completamente diversi. 
Il film è essenzialmente un film fantastico, oscillante tra fantascienza, horror e psicologico, a seconda del lato da cui lo si vuol guardare.

È un film piuttosto ambizioso, peraltro, sia nella scenografia sia nella trama.
Eccola, in breve: una razza aliena dai poteri mentali molto sviluppati sta rischiando l’estinzione sul suo pianetà, cosìcché vaga nel cosmo alla ricerca di un pianeta abitabile… ed ecco che trova, ovviamente, la Terra. A quel punto si mette a studiare gli esseri umani e la loro anima, di cui essi sono sprovvisti, in pratica rendendoli schiavi e marionette nel loro grande studio-esperimento.

A parte che questo abbozzo di storia corrisponde alla situazione dell’umanità che secondo alcuni studiosi avrebbe subito tempo fa un’invasione dominatrice aliena, valutiamo il film in sé e per sé. 
In sostanza, abbiamo una simulazione di città e una simulazione di vita, retta dai Signori dell’oscurità, che peraltro odiano sia la luce che l’acqua. Ma soprattutto abbiamo la vita e l’amnesia da John Murdoch (Rufus Sewell; I pilastri della Terra), che non solo non si ricorda cosa sta facendo, ma nemmeno di sua moglie Emma (Jennifer Connelly; Labyrinth, Phenomena, A beautiful mind)…

… con l’intero film che in sostanza è una ricostruzione di chi è il protagonista il quale svolgerà poi il ruolo di eletto distruggi-finzione un po’ alla Neo di Matrix… ma cinque anni prima.

Anche se, a dire il vero, Dark City più che Matrix mi ha ricordato Il tredicesimo piano, anch’esso successivo di qualche anno, ma secondo me meglio riuscito.

L’ottima idea di fondo del film, difatti a mio avviso è stata mal dispiegata, tanto nelle scene quanto nei dialoghi, e la stessa presenza dei Signori, che peraltro curiosamente si chiamato tra di loro con nomignoli tipo Mister Book o Mister Hand, risulta poco incisiva, mentre avrebbe certamente dovuto essere più solenne ed efficace. 

Insomma, Dark City dà l’idea di un film ambizioso che però si è un po’ perso in se stesso e nelle sue possibilità di sviluppo.
Il risultato è una sufficienza conquistata di stretta misura, ma che avrebbe potuto (e dovuto?) essere ben di più.

Fosco Del Nero



Titolo: Dark city (Dark city).
Genere: fantastico, psicologico.
Regista: Alex Proyas.
Attori: Rufus Sewell, Jennifer Connelly, Kiefer Sutherland, William Hurt, Richard O’Brien, Ian Richardson, Colin Friels, Mitchell Butel.
Anno: 1998.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 17 aprile 2014

Pandorum - L’universo parallelo - Christian Alvart (film fantascienza)

Non mi ricordo come mai mi ero segnato il titolo del film Pandorum - L’universo parallelo… forse semplicemente perché il genere fantascienza-azione sembrava abbastanza corrispondente ai miei gusti.

Come prima cosa, il film si è rivelato essere più un fantascienza-horror.

Come seconda, non mi ha entusiasmato.

Come terza, ecco un accenno della trama: nel 2174 la Terra è a rischio sopravvivenza, cosicché l’umanità predisponde la colonizzazione di un pianeta non troppo lontano e vivibile: Tanis. Il viaggio durerà 123 anni, e l’astronave Elysium è progettata per dare il cambio, su base criogena, a otto diversi equipaggi.
A un certo punto, però, il tenente Payton e il caporale Bower si risvegliano senza che fosse in teoria il loro turno, e non sanno il motivo, un po’ perché non conoscono i piani generali e un po’ perché al momento del risveglio è normale avere perdita di memoria.
Uno dei due rimane in cabina di comando, mentre l’altro si avventura fuori per vedere com’è la situazione… scoprendo però che la nave è invasa da degli esseri poco umanoidi e molto cannibali, oltre che molto arrabbiati.

Pandorum - L’universo parallelo si muove su questi filoni: la fantascienza da un lato, l’horror da un altro, e infine la psicologia, con la memoria mancante utile a comporre il quadro generale.

In questo senso, non mancano né azione né ricostruzione storico-mentale, anche se, alla fine della fiera, il tutto sa tanto di molto rumore per nulla, nel senso che l’ambaradan della nave spaziale e degli umanoidi orrorifici è un contenitore abbastanza povero di contenuti, che anzi fa un po’ acqua nella sceneggiatura di fondo, poco credibile. 

Peccato, perché il film è eseguito in modo piuttosto buono, gli attori protagonisti convincono, pur pochi, e l’ambientazione claustrofobica fa ugualmente il suo buon lavoro.

Con un po’ di verve in più, soprattutto nella storia ma anche in qualche dialogo un po’ smorto e scontato, Pandorum - L’universo parallelo sarebbe stato un ottimo film di fantascienza-horror, mentre così sfiora appena la sufficienza e rimane nella mediocrità.

Fosco Del Nero



Titolo: Pandorum - L’universo parallelo (Pandorum).
Genere: fantascienza, horror.
Regista: Christian Alvart.
Attori: Dennis Quaid, Ben Foster, Cam Gigandet, Cung Le, Antje Traue, Jeff Burrell, Domenico D'Ambrosio, Jonah Mohmand.
Anno: 2009.
Voto: 5.5
Dove lo trovi: qui.

lunedì 14 aprile 2014

Star wars 3 - La vendetta dei Sith - George Lucas (film fantascienza)

La vendetta dei Sith è il terzo capitolo della saga esalogica di Star Wars, anche se, per la nota inversione delle due trilogie, questo è l’ultimo film girato.
Il film, dunque, connette la trilogia del 2000 alla trilogia del 1980, per semplificare le date, dando continuità alle due storie.

Ormai, dopo il secondo episodio, era chiaro dove si sarebbe andati a parare, e si trattava solo di sistemare i vari tasselli e vedere come si sistemavano i dettagli.
Anche se, pur sapendo come sarebbero andate le cose, è inevitabile tifare e sperare in una certa direzione…

La direzione della redenzione di Anakin, per esempio, o la speranza che egli non perpetri il massacro del tempio jedi, bambini compresi.

Speranze vane, ovviamente, visto che le cose sono andate come dovevano andare, compresa la trasformazione definitiva di Anakin Skywalker in Dart Fener, e il passaggio dalla Repubblica retta dal consiglio all’Impero retto da Palpatine-Dart Sidious.

La domanda dunque è: queste transizioni sono parte credibili o forzate?

Dal mio punto di vista, qualche forzatura c’è stata, lasciata soprattutto dal secondo episodio, il meno dotato dei sei film girati finora (sui nove previsti in tutto), col giovane Anakin che si avvicina al Lato Oscuro in modo poco credibile, plagiato assai facilmente proprio lui che è stato praticamente cresciuto dai jedi e che si era dimostrato poco malleabile anche da loro… altra cosa forzata, dato il bambino positivo ed entusiasta che era quando Qui-Gon Jinn, Obi-Wan Kenobi e Yoda lo avevano preso in custodia.

Anche la faccenda del senato galattico e del disegno oscuro che è passato inosservato ai fior fior di jedi che erano presenti mi ha lasciato perplesso, cosa che sarebbe stata spiegabile solo con un’inusitata potenza del maestro sith, nettamente superiore a quella di tutti i jedi messi assieme… quando invece Mace Windu aveva praticamente sconfitto Dart Sidious con le sue sole forze, salvo poi essere tradito da Anakin… che un’oretta prima aveva tradito Palpatine… che poco dopo ha invece accettato come suo unico maestro.
Pure il fatto che Mace Windu sia andato ad affrontare il nemico numero 1 dei jedi con un piccolissimo drappello e persino senza consultare Yoda e il consiglio dei jedi è narrativamente forzato… come lo sono le distanze temporali tra il terzo episodio e il quarto, data la distanza di appena 20 anni o ancora meno, nella quale tutta una galassia fa in tempo a dimenticarsi dei jedi, vent’anni prima riveriti e tenuti in gran conto, e dopo poco tempo considerati “una religione superstiziosa”… ma vabbé, molte cose in questa trilogia “iniziale-finale” hanno lasciato un po’ perplessi, pur mantenendo in parte il fascino dei vecchi Star wars.

Alla fine della fiera, degli episodi 1,2 3 e il mio preferito è nettamente il primo, La minaccia fantasma, l’unico senza forzature di trama, giacché si trattava dell’inizio e non c’era un predecessore cui ricollegarsi o un successore cui riallacciarsi in tutta fretta, e quello con più contenuti di spessore inseriti nei dialoghi, come ho evidenziato nella relativa recensione.

De La vendetta dei Sith, invece, mi sono segnato un solo spunto, il seguente:
“La paura del distacco conduce al lato oscuro. La morte è parte naturale della vita: gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere, rimpianto non avere. L’attaccamento conduce alla gelosia; l’ombra della bramosia essa è. Esercitati a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere.”

La vendetta dei Sith, comunque, a mio avviso è superiore a L’attacco dei cloni, perché, pur con le forzature evidenziate e anche altre, mantiene una certa tensione scenica, anche grazie a molti scontri epici e importanti per l’evoluzione della storia: quello tra Anakin e il suo maestro Obi-Wan Kenobi, per esempio, dal quale nasce la famosa maschera nera, o quello tra Yoda e Palpatine, pur se interlocutorio. Anche la morte di Mace Windu e il passaggio definitivo di Anakin alle forze oscure non lasciano indifferenti.

Insomma, discreta valutazione per il terzo episodio di George Lucas… e ora mi vedo la trilogia originaria.

Fosco Del Nero



Titolo: Star wars 3 - La vendetta dei Sith (Star wars: episode III - Revenge of the Sith).
Genere: fantascienza.
Regista: George Lucas.
Attori: Ewan McGregor, Hayden Christensen, Natalie Portman, Ian McDiarmid, Samuel L. Jackson, Christopher Lee, Anthony Daniels, Jimmy Smits, Joel Edgerton, Keisha Castle-Hughes, Kenny Baker, Peter Mayhew, Silas Carson, Jay Laga'aia.
Anno: 2005.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

sabato 12 aprile 2014

Una ragazza, un maggiordomo e una lady - Norman Tokar (film commedia)

Con la recensione di oggi vado un po’ indietro nel tempo, e precisamente fino al 1978, anno in cui fu girato Una ragazza, un maggiordomo e una lady, film estratto da un romanzo e messo su schermo intorno ai volti di David Niven (attore al tempo già famoso per via di filmoni come Casino royale o Il giro del mondo in ottanta giorni) e Jodie Foster (attrice al tempo ragazzina, ma che sarebbe divenuta celebre grazie a film come Il silenzio degli innocenti o Contact).

Mi sono guardato Una ragazza, un maggiordomo e una lady per un motivo molto semplice: lo avevo visto da bambino, ne avevo un vago ricordo, positivo, e ho voluto rivederlo.

Come quasi sempre in questi casi, il ricordo è stato in parte offuscato dalla visione adulta: alla fine dei conti Una ragazza, un maggiordomo e una lady è un film sempliciotto, che si basa su un’idea interessante e potenzialmente ricca di spunti ma che poi la dispiega in modo semplicistico e assai naif.

La sufficienza è stiracchiata, seppur forse esagerata, dovuta essenzialmente al divertissement delle vari interpretazioni di David Niven e dalla bella scenografia in cui si svolge il tutto.

Quasi tutto a dire il vero, visto che il film inizia tra le strade di Los Angeles, per poi installarsi invece nella tenuta di campagna inglese di Candleshoe, dove vivono la vecchia Lady St. Edmund, il suo maggiordomo Priory e i suoi quattro figli adottivi, tutti presi dal vicino orfanotrofio.
Il loro destino di unirà a quello della giovane Casey in quanto lo scaltro Harry Bundage, constatando la grande somiglianza, cicatrici comprese, della ragazzina con la nipote scomparsa di Lady St. Edmund, approfitta delle sue conoscenze sul caso, dategli da una sua cugina ex servitrice a Candleshoe, per organizzare una messinscena: introdurre la ragazzina come la nipote scomparsa, e nel frattempo cercare grazie a lei un tesoro nascosto nella magione.

Anche la ragazzina è parecchio scaltra e i due si accordano per la frode…

Una ragazza, un maggiordomo e una lady è una commedia vecchio stile della Disney… o meglio, non tanto vecchio quanto Mary Poppins o Pomi d'ottone e manici di scopa, ma certamente più vecchio dei prodotti recenti.
Ci sono buoni e cattivi, c’è una redenzione, ci sono paesaggi bucolici, c’è un po’ di dinamismo ma sempre sfumato nella comicità.

Peccato, come detto, che allo spunto iniziale interessante non sia stato dato un seguito adeguato al potenziale…

Fosco Del Nero



Titolo: Una ragazza, un maggiordomo e una lady (Candleshoe).
Genere: commedia.
Regista: Norman Tokar. Attori: David Niven, Jodie Foster, Helen Hayes, Leo McKern, Veronica Quilligan, Ian Sharrock, Sarah Tamakuni, David Samuels.
Anno: 1978.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 9 aprile 2014

Dove sognano le formiche verdi - Werner Herzog (film drammatico)

Il film recensito stavolta è Dove sognano le formiche verdi, film del 1984 di Werner Herzog, regista famoso per Nosferatu, il principe della notte, remake dell’omonimo film di Murnau del 1922.

Mi sono guardato Dove sognano le formiche verdi perché mi era stato segnalato da un mio lettore come film dai contenuti interessanti… ma devo dire che il film mi ha piuttosto deluso.

Certamente il messaggio di fondo, ossia l’illusorietà del progresso e della tecnologia occidentale che uccide e devasta ogni cosa che trova sulla sua strada, è sacrosanto e condivisibile… ma il film, semplicemente, non è granché, poco interessante e vivace.

La cosa più vivace del film è che è tratto da una storia vera, ossia la causa civile del 1971 Milirrpum contro Nabalco Pty Ltd, in cui alcuni aborigeni arrivarono di fronte al giudice contro la compagnia mineraria in questione.

Andiamo quindi a tratteggiare in breve la trama di Dove sognano le formiche verdi: siamo nell’Australia del nord, in una remota zona del deserto in cui una compagnia mineraria sta trivellando il terreno alla ricerca di uranio, oltre che per avere dei dati scientifici sul terreno in questione.
Si dà il caso, però, che in quella terra vive da sempre una tribù di aborigeni, che si oppone alle suddette trivellazioni, sia per un motivo di principio (“è la nostra terra”), sia perché convinta che gli scavi causerebbero una reazione terribile delle formiche verdi, che addirittura metterebbe a repentaglio tutta l’umanità.
Le due parti finiscono per l’appunto in tribunale, e a nulla valgono gli sforzi del geologo Lance Hackett, la persona più vicina agli aborigeni e l’unica che tenta di comprenderne il punto di vista.

Torniamo a bomba: la morale di fondo del film è tanto condivisibile da essere scontata, nel senso che credo sia ormai chiaro a tutti che la ricerca spasmodica della tecnologia e del progresso, a costo di rovinare intere popolazioni, porzioni del pianeta o semplicemente di contribuire al distacco dell’uomo dalla natura, sia illusoria e perniciosa.

Tuttavia, la bontà del messaggio di fondo non è una scusa per produrre un film privo di mordente e ritmo, per larghi tratti noioso e dalla recitazione meno che mediocre… cui peraltro hanno partecipato alcuni aborigeni protagonisti della vera storia.

Insomma, Dove sognano le formiche verdi è ok per il tema ecologico (rapporto uomo-natura) e culturale (rispetto per le culture diverse), ma è decisamente meno ok per la realizzazione concreta.

Fosco Del Nero



Titolo: Dove sognano le formiche verdi (Wo die grünen ameisen träumen).
Genere: drammatico.
Regista: Werner Herzog Attori: Bruce Spence, Norman Kaye, Ray Barrett, Ralph Cotterill, Hugh Keays Byrne, Max Fairchild, Wandjuk Marika, Roy Marika, Nick Lathouris.
Anno: 1984.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 7 aprile 2014

Haunting - Presenze - Jan de Bont (film horror)

Bentrovati. Quest’oggi recensisco un film horror del 1999, tratto da un romanzo del 1959: il film è Haunting - Presenze, mentre il romanzo, di Shirley Jackson, è L'incubo di Hill House, noto anche col titolo de La casa degli invasati.

Se molti conosceranno il film per via di questa conversione cinematografica, dotata peraltro di un cast di tutto riguardo (Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson, Lili Taylor), probabilmente pochi avranno letto il libro originario, considerato nel suo genere un capolavoro, che peraltro è stato in parte modificato nel grande schermo.

Qualche nome cambiato, svariate scene modificate o introdotte ex novo, il finale modificato, il senso stesso di tutta la storia reso differente… L'incubo di Hill House difatti per tutta la sua durata rimaneva sospeso tra l’horror story e lo squilibrio psicologico della protagonista, Eleanor, mentre il film vira e con decisione verso la prima delle due ipotesi, non lasciando allo spettatore alcun dubbio o possibilità interpretativa, nel libro invece piuttosto consistenti.

Ma andiamo alla trama (del film): il Dr. David Marrow (Liam Neeson; Star wars 1 - La minaccia fantasma, Schindler's list) sta per condurre uno studio sulla paura, e per ricreare le condizioni adatte allo studio si avvale di due espedienti: da un lato sceglie una location fortemente suggestiva, peraltro con dei trascorsi “vivaci”, Hill House, e dall’altro sceglie persone fortemente suggestionabili, tra cui Eleanor (Lili Taylor; Four rooms, Ho sparato a Andy Warhol), Theo (Catherine Zeta-Jones; La maschera di Zorro, Traffic, Chicago, Ocean's twelve) e Luke (Owen Wilson; I Tenenbaum, ZoolanderTu, io e Dupree, 2 single a nozze, Starsky & Hutch).

Il problema sarà che la casa, da un lato bellissima e dall’altro inquietante, si dimostrerà protagonista di ben più di qualche chiacchiera da paese, rivelando pian piano i suoi segreti…

So che Haunting - Presenze non ha riscosso un grande successo presso critica e pubblico, nonostante un discreto risultato al botteghino, ma personalmente mi è sempre piaciuto, tanto che questa credo sia la terza volta che l’ho visto, oltre alla lettura del libro da cui è stato tratto… e anzi è uno di quei rari casi in cui ho preferito il film al libro.

Solo la scenografia, la colonna sonora e gli effetti speciali, non abbondanti ma ben dosati, valgono la visione. Anche la colonna sonora non è male, e nemmeno la recitazione degli attori protagonisti… che poi sono praticamente anche gli unici, visto che erano le sole presenze (umane) nella maestosa Hill House.

Certo, qualche dialogo sarebbe stato da migliorare, e anche, in parte, la caratterizzazione dei personaggi, ma è innegabile che Haunting - Presenze e la sua Hill House abbiano un certo fascino, e che siano dei degni rappresentanti del genere “casa infestata”.

Che poi il libro da cui è stato tratto il film non faccia parte di quel genere, o almeno non in modo netto, è un altro discorso…

In conclusione, comunque, Haunting - Presenze è a mio avviso un buon film horror, che presenta un buon equilibrio tra horror d’atmosfera e horror da effetti speciali, ma con una certa prevalenza per il primo dei due stili.

Fosco Del Nero



Titolo: Haunting - Presenze (Haunting).
Genere: horror.
Regista: Jan de Bont.
Attori: Lili Taylor, Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson, Bruce Dern, Marian Seldes, Virginia Madsen, Todd Field.
Anno: 1999.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 4 aprile 2014

Star wars 2 - L’attacco dei cloni - George Lucas (film fantascienza)

Se ho molto apprezzato Star wars 1 - La minaccia fantasma, non si può purtroppo dire lo stesso di Star wars 2 - L’attacco dei cloni, film che addirittura sconfina nell’insufficienza, fatto assai grave per un film della saga di Star wars.

Certo, le valutazioni sono soggettive, e so di persone che hanno preferito il secondo episodio al primo, senza contare ovviamente la trilogia iniziale, ossia gli episodi 4, 5 e 6, ma i due film secondo me sono proprio su livelli diversi, a favore del primo.

Se La minaccia fantasma aveva il carisma dell’inizio, nonché una sceneggiatura coerente e accattivante, L’attacco dei cloni zoppica da molti punti di vista, tanto che deve aggrapparsi alla storia d’amore tra Anakin e Amidala, essa stessa poco convincente, oltre che fuori luogo nella sua sdolcinatezza in una saga fantascientifica ed eroica come Star wars (picnic sul prato…).

Ma andiamo a tratteggiare in breve la trama di questo secondo episodio della saga di Guerre stellari: la Repubblica è sempre più in crisi, e l’elezione del nuovo cancelliere Palpatine non sembra aver dato stabilità all’organismo politico.
Padme Amidala, esaurito il suo secondo mandato, non è più regina di Naboo, bensì senatrice della Repubblica, e in questa veste viene chiamata sul pianeta Coruscant per un’importante deliberazione. L’ennesimo attentato ai suoi danni costringe i jedi a seguirla e proteggerla (altro punto dolente del secondo episodio, che non trova di meglio che riproporre un segmento di trama del primo), cosa che peraltro il cresciuto Anakin Skywalker gradisce molto, essendo innamorato dell’ex regina fin da quando l'aveva conosciuta (altro punto dubbio: Anakin l’aveva conosciuta bambino, e quando l’aveva lasciata non era mica innamorato di lei semplicemente perché le donne neanche gli interessavano). Anche l’ex regina gradisce, e da qui nuovi problemi.

Un altro problema è il conte Dooku, ex jedi e forse passato al lato oscuro, con Darth Sidious che continua a manovrare gli eventi da dietro le quinte (altro punto di domanda: Yoda e gli altri jedi senior lo hanno avuto a due metri e, con tutta la loro sensibilità per la Forza, non lo hanno riconosciuto come Signore Oscuro??).

Da qui il solito crescendo di azione ed effetti speciali… però stavolta non sostenuto da un’adeguata trama e tensione narrativa, e infatti si è esagerato con l’azione proprio per sopperire alle altre carenze.

Pure dal punto di vista dei contenuti e dei dialoghi di spessore, il secondo episodio si rivela povero. 
Ecco le sole due citazioni rilevanti che mi sono segnato (comunque molto belle, e che anzi da sole varrebbero un intero film):

“Ti è permesso amare? Credevo che fosse proibito a un jedi. L’attaccamento è proibito. Il possesso è proibito. La compassione, che io definirei amore assoluto, illimitato, è al centro della vita di un jedi. E quindi si può dire che noi siamo spronati ad amare.”

“Vai al centro della forza d’attrazione, e il tuo pianeta tu troverai…”

Certo, è qualcosa, meglio di niente, ma L’attacco dei cloni rispetto a La minaccia fantasma si rivela povero e inconcludente, e a tratti persino confusionario, con le strategie politico-diplomatiche che non sono spiegate chiaramente e che lasciano qualche dubbio allo spettatore… che alla fine si risolve nel “tifare” esclusivamente per i due jedi protagonisti: il più maturo Obi-Wan Kenobi (l’ottimo Ewan McGregor) e il giovane di belle speranze Anakin Skywalker (Hayden Christensen).

Purtroppo, insufficiente.

Fosco Del Nero



Titolo: Star wars 2 - L’attacco dei cloni (Star wars: episode II - Attack of the clones).
Genere: fantascienza.
Regista: George Lucas.
Attori: Ewan McGregor, Natalie Portman, Hayden Christensen, Ian McDiarmid, Samuel L. Jackson, Christopher Lee, Pernilla August, Daniel Logan, Jimmy Smits, Rose Byrne, Temuera Morrison, Jack Thompson.
Anno: 2002.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 2 aprile 2014

The freedom writers - Richard LaGravenese (film drammatico)

La recensione di oggi su Cinema e film è dedicata a The freedom writers, film girato nel 2007 da Richard LaGravenese, regista il cui nome non mi dice nulla a livello di film girati, ma che anni prima si era segnalato per la scenografia de La leggenda del re pescatore, girato da Terry Gilliam.

Se il nome del regista non mi diceva molto, anche il cast di attori di The freedom writers dice poco: l’unica nota è la protagonista Hilary Swank, mentre il resto del cast è composto da ragazzini sconosciuti, e presi per rappresentare i giovani disagiati di Long Beach.

Ma andiamo subito alla trama del film: Erin Gruwell è una giovane insegnante appena nominata all’istituto Woodrow Wilson High School di Long Beach, in California. Il suo entusiasmo per avere a che fare col programma di integrazione razziale, lei che era figlia di un uomo che da giovane si è battuto molto per i diritti civili, viene rapidamente demolito dalla realtà: l’istituto è poco più di un parcheggio per dei giovani sfortunati e disadattati nell’attesa che vengano uccisi dalla guerra tra gang o che, semplicemente, abbandonino la scuola per non più ritornarvi.

Erin cerca di darsi da fare, ma non trova nessun appoggio: la sua superiore, il preside, suo padre, suo marito, tutti le suggeriscono di lasciar perdere, di non dannarsi l’anima, e magari pure di andarsene.

Erin Gruwell tuttavia è più tosta di quello che sembrerebbe, e pian piano riesce a conquistarsi la fiducia di una classe quasi impossibile, persa nei suoi minigruppi nero, bianco, ispanico e orientale. Tanto che la giovane insegnante riuscirà ad ottenere dei risultati davvero incredibili date le premesse.

Ciò che più colpisce del film è che è tratto da una storia vera, intesa non solo come ambiente sociale e scolastico, ma proprio come individui: una Erin Gruwell ha davvero insegnato nel Woodrow Wilson High School di Long Beach negli anni “90, poco dopo i disordini sociali di Los Angeles del 1992, e davvero ha ottenuto risultati clamorosi.

Non mi ricordo nemmeno perché mi sono segnato il nome del film, e quindi perché l’ho visto, ma sono contento di averlo fatto: The freedom writers non è certamente il mio genere preferito, affatto, però ha un suo valore sociale e certamente può servire contemporaneamente come monito e come traguardo.

Certo, se in un film cercate divertimento o dialoghi brillanti o qualcosa di più creativo (come di solito faccio io!), allora forse è meglio che cerchiate altrove.

Fosco Del Nero



Titolo: The freedom writers (The freedom writers).
Genere: drammatico.
Regista: Richard LaGravenese. Attori: Hilary Swank, Patrick Dempsey, April Lee Hernandez, Imelda Staunton, Scott Glenn, Mario, Jason Finn, Hunter Parrish, April L. Hernandez, Kristin Herrera.
Anno: 2007.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 31 marzo 2014

Looper - In fuga dal passato - Rian Johnson (film fantascienza)

Quest’oggi Cinema e film vi propone Looper - In fuga dal passato, film del 2012 diretto da Rian Johnson.

Se il regista non mi dice niente, e in effetti in passato non ha prodotto che un paio di film mai sentiti, dicono certamente molto gli attori protagonisti: uno è l’immortale Bruce Willis (L’esercito delle dodici scimmie, Sin city, FBI – Protezione testimoni, Faccia a faccia, Il quinto elemento, Il mondo dei replicanti e una caterva di altri film), l’altro è il più giovane, ma ormai maturo Joseph Gordon-Levitt (500 giorni insieme, Inception… e che mi ricordo da ragazzino nelle varie serie tv Una famiglia del terzo tipo, That '70s show… e che peraltro si sta lanciando anche come regista, per esempio in Don Jon, in cui recita pure).

Ambientazione: siamo nel 2044, negli Usa. In questi anni vi sono i looper, assassini di professione che uccidono le persone mandate loro dal futuro, per cancellare nel 2044 i cadaveri che altrimenti, con la tecnologia superiore del 2077, sarebbero riconoscibili e rintracciabili.

Ovviamente siamo in piena illegalità, e la stessa macchina del tempo, nel 2044 non ancora esistente, nel futuro è stata dichiarata fuori legge… anche se la malavita la usa lo stesso per i suoi traffici.

Joe è uno di questi looper, chiamati così perché chiudono il loop, ossia il cerchio, quando arriva loro il loro stesso del futuro… che loro ammazzano inconsapevolmente, dando così inizio alla loro “pensione”: da quel momento avranno trent’anni per godersi la vita con i soldi messi da parte e una ricca buonuscita (malavitosa, ma pur sempre una buonuscita).

I problemi iniziano quando l’amico di Joe, Seth, riconosce il se stesso del futuro, che sta canticchiando una canzone che gli ricorda sua madre e l’infanzia, e lo grazia… finendo però per essere braccato dalla mala.
E continuano quando lo stesso Joe (Joseph Gordon-Levitt) si fa scappare il suo io più grande (Bruce Willis). 

Il tutto si trasforma rapidamente in una sequela di possibilità passato-futuro e di eventi che modificano le linee temporali, in stile Ritorno al futuro o Timecop, e decisamente più vicino a quest’ultimo per tipo di film, molto orientato sull’azione e la violenza.

A rendere il tutto più saporito, c’è anche la figura dello Sciamano del futuro, che nel passato è ovviamente ancora bambino… un bambino non troppo normale e che non avrebbe sfigurato in un film horror del tipo Omen – Il presagio.

Inoltre, si aggiunga l'inevitabile relazione amorosa, con la bella Sara, la quale è manco a farlo apposta la madre del bambino “vivace”. 

Looper - In fuga dal passato è un discreto film di fantascienza, che peraltro propone anche questioni etiche: passato-futuro, personaggi pericolosi nel futuro, rapporti tra l’io giovane e l’io anziano, etc.

Certamente il film ambiva a proporsi come colossal di fantascienza, però gli manca qualcosa: una trama più originale e meno battuta, per esempio, e magari un personaggio più convincente di uno spento Bruce Willis, a cui, mi duole dirlo, la sopraggiunta vecchiaia non dona affatto.

Nel complesso, comunque, pur se non capolavoro, Looper - In fuga dal passato si fa guardare.

Fosco Del Nero



Titolo: Looper - In fuga dal passato (Looper).
Genere: fantascienza, psicologico, azione, drammatico.
Regista: Rian Johnson.
Attori: Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Emily Blunt, Noah Segan, Piper Perabo, Jeff Daniels, Paul Dano, Summer Qing, Tracie Thoms, Garret Dillahunt.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 28 marzo 2014

Milarepa - Liliana Cavani (film drammatico)

Da poco ho letto il libro Vita di Milarepa, traduzione del libro sulla vita del mistico indiano Milarepa scritto dal suo discepolo Rechung nel XII secolo.

Giacché c’ero, avendo saputo che vi era anche un film ispirato al suddetto libro, e peraltro un film italiano, me lo sono guardato.
Il film si intitola semplicemente Milarepa, ed è stato girato da Liliana Cavani nel 1974.
Va precisato, comunque, che il film è solamente ispirato al suddetto libro, ben lontano dall’essere una sua fedele trasposizione.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama-cornice: Leo è un giovane tibetologo italiano, che un giorno va a trovare il suo professore, Bennet, e sua moglie, con i quali c’è un rapporto di amicizia oltre che di studio. Tanto che i due lo invitano a partire per il Tibet con loro.

In macchina, però, i tre hanno un incidente piuttosto grave, tanto che la macchina esce di strada e finisce in un fossato.

A questo punto, con i protagonisti più o meno feriti, inizia il racconto di Leo, che si immedesima in Milarepa e racconta la sua vita così come descritta nella biografia citata prima, che Leo aveva appena tradotto.

Leo diviene quindi Milarepa, mentre il professor Bennet diviene il suo maestro Marpa, con la moglie del professore che diventa la moglie di Marpa.

Il film è al contempo fedele e non fedele alla biografia di Rechung.
È fedele nel senso che conserva la storia di fondo e le varie fasi della vita di Milarepa (la vita nel paese e i problemi con i parenti; l’apprendimento della magia nera; la ricerca della conoscenza e del divino). 
Non lo è nel senso che l’ambientazione è decisamente alla mano (riprese nelle montagne dell’Abruzzo con alcuni attori di etnia mongola misti ai tre protagonisti occidentali) e che il tutto è molto semplificato.

Manca inoltre, forse un po’ per carenza di tempo e forse per precisa scelta, la componente di ricerca e di elevazione spirituale, che nel libro è la nota di fondo e che nel film è invece praticamente assente.

Film che rappresentava un progetto originale e anche difficile, ma che non mi ha entusiasmato. 
Sono difatti dell’idea che se si intraprende un progetto-percorso, bisogna andare fino in fondo, al di là del target di pubblico… che forse era scarso all’epoca e che certamente pure oggi non incontrerebbe grandi incassi al botteghino, seppur vi è un maggior interesse per le tematiche spirituali.

Comunque, anche se non mi ha soddisfatto del tutto, ho apprezzato Milarepa per alcune cose, nonché per alcuni dialoghi (che però, anche se ispirati, parevano sempre slegati dal contesto).
In chiusura di recensione, ne cito uno: 
“Evocate il silenzio. Sopprimete ogni pensiero, ogni immagine che si affaccia alla vostra mente con un colpo netto, come si recide un giunco. Siate immobili, siate impassibili. Siate immobili, provate a non vedere con gli occhi e a a non udire con le orecchie. Siate immobili, giungerete a vedere senza occhi, a toccare senza mani, a giungere senza a camminare. Rare sono le parole che hanno potenza. Siete pieni di potenza voi stessi, eppure non lo sapete. L’ignoranza è la diga che tiene insieme il mondo; oltre questa diga non c’è né passato, né presente, né male, né bene. Evocate il silenzio, evocate il vuoto. Nella piccola cavità della mente c’è tutto l’universo. Per l’uomo ignorante la natura rimane cosa morta. Vi sto parlando attraverso il vento. Quello che dice “io sono bravo”, quello diventa bravo. Ma quello che adora una divinità e dice “quella divinità è in alto e io sono in basso”, questo proprio non sa niente.”

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Milarepa (Milarepa).
Genere: spirituale.
Regista: Liliana Cavani.
Attori: Lajos Balázsovits, Paolo Bonacelli, Marisa Fabbri, George Wang, Marcella Michelangeli.
Anno: 1974.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.